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Vita indipendente in Toscana: la nostra risposta

Disabili manifestano per la Vita Indipendente
Tempo di lettura: 3 minuti

Ai cittadini della Toscana
Alle persone che comunque vivono in Toscana
Al Presidente Giani
Agli organi d’informazione

In merito alla delibera di Giunta regionale Toscana n. 525 del 27/04/2026 e a quanto dichiarato dall’assessora Monni il 5 maggio scorso, in occasione della “Giornata europea sulla vita indipendente”, le scriventi Associazioni fanno presente quanto segue:

1. Importi congelati e aumento dei costi

Quasi tutti gli importi sono congelati dal 2012, mentre da allora al 2026 il costo dell’assistenza personale è aumentato di oltre il 28,5%.

2. Aumenti distribuiti a pioggia

Di fatto una parte troppo grossa degli aumenti è stata distribuita a pioggia, con cifre individuali irrisorie, tanto da far pensare alla necessità di raccogliere consensi elettorali, anziché tutelare davvero chi ha più necessità di assistenza personale.

3. Disparità tra le Zone

C’è una disparità ingiustificabile di importi individuali tra le varie Zone della Regione.

4. Richieste di aumento penalizzate

La Regione impedisce di fatto ai disabili gravi di chiedere l’aumento delle somme individuali: se una persona lo chiede, viene posizionata ultima in graduatoria e le viene sospeso il contributo fino ad allora erogato. Questo meccanismo è incivile e viola il diritto delle persone disabili a far valere le proprie ragioni.

5. Anticipo dei finanziamenti

Lo Stato italiano, tramite l’INPS, e il Comune di Firenze erogano i finanziamenti ai disabili prima che debbano essere pagati le/gli assistenti personali, in modo che i disabili gravi abbiano in tasca il denaro per pagare chi li aiuta.

Del resto, quando assegna grossi finanziamenti, anche europei, alle imprese, se necessario la Regione Toscana le aiuta a partire anticipando parte del finanziamento. Viceversa, attualmente, per la stessa Regione Toscana prima il disabile deve arrangiarsi a trovare i soldi per pagare gli assistenti. Poi, e solo se il disabile grave ce la fa, allora la Regione interviene in parte.

Così, fra l’altro, tanto più la persona disabile è grave e tanto più è povera, quanto più viene messa nella disperazione.

6. Rendicontazione e uguaglianza sostanziale

All’opposto di quanto l’assessora Monni lascia intendere, siamo proprio noi che vogliamo rendicontare nel pieno rispetto della legalità, che impone alla Regione di consentirci di rendicontare in modo ragionevolmente diverso da quello richiesto alle aziende.

La Regione deve tener ben presente che, per via delle nostre difficoltà fisiche, psichiche, mentali e sensoriali, ognuno di noi è in una situazione molto diversa da quella di un’azienda. L’assessora Monni non dovrebbe far fare alla Regione Toscana la figura e il ruolo di chi calpesta l’articolo 3 della Costituzione italiana e ignora la frase di don Lorenzo Milani: “Non c’è niente di più ingiusto di fare parti uguali fra disuguali”.

Quindi, dicendo “capisco che può essere considerato un aggravio, ma i soldi pubblici si rendicontano”, l’assessora Monni ha reso una dichiarazione fortemente fuorviante.

Nella stessa dichiarazione, l’assessora Monni afferma: “abbiamo azzerato le liste di attesa di Vita indipendente e abbiamo alzato a 2.200 euro il contributo mensile massimo”. Leggendo la delibera 525, tale aumento del massimale non risulta affatto.

Associazione Toscana Paraplegici APS
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Articolo e foto tratti dal sito dell’Associazione Vita Indipendente 
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